Cos’è il Gaslithing

Il Gaslithing è una crudele tecnica di manipolazione psicologica in cui l’aggressore, ai fini di ottenere pieno potere sulla sua vittima, mette in dubbio la correttezza delle percezioni della vittima fino a renderla completamente insicura della propria realtà.

È considerata una forte violenza psicologica messa in atto per creare dubbi nella mente dell’altro, agisce come e vero e proprio lavaggio del cervello.

Anche se sembra una tecnica molto sofisticata e di difficile attuazione, è più diffusa di quanto si creda, specie nelle relazioni tra partner o parenti stretti. In questo articolo verrà approfondito il primo caso, quello cioè della relazione tra partner.

Questo tipo di manipolazione mentale è sottile, mascherata e lavora a livelli emotivi molto profondi, per questo spesso è giustificata dalla vittima stessa. Ha la capacità di annullare progressivamente la capacità di giudizio della vittima.

Inizialmente la vittima sarà confusa, si renderà conto che qualcosa non va e proverà a parlarne al suo aggressore. L’abusatore smentirà tutto quello che la persona ha detto, facendole credere che è lui che ha ragione. Pian piano la vittima perderà la propria autonomia e comincerà a mettere in discussione la sua reale percezione.

Esempi di Gaslithing:

  • Te lo sei immaginato!
  • Non è mai successo!
  • Quello che ho fatto è un comportamento normale, lo fanno tutti!
  • Ma come fai a non ricordatelo… me lo hai detto proprio tu!
  • Non me lo hai mai detto, volevi dirlo ma non lo hai mai fatto!
  • Io non ho mai detto questa cosa!
  • Stavo scherzando… sei tu che sei troppo pesante!
  • Se ti lascio, non troverai nessun altro/a!
  • Hai sbagliato tu, come sempre!
  • Ti stai inventando tutto!

Le fasi del Gaslithing

È possibile racchiudere questo tipo di violenza psicologica in tre fasi principali.

  1. Il Gaslighter inizia gradualmente. Quello che caratterizza questa prima fase è la sensazione di una comunicazione distorta. La vittima capisce che qualcosa non torna nella comunicazione, ma dà per scontato che sia un fraintendimento. Questo perché la prima fase con un manipolatore è la fase del love bombing: dove tutto appare “bellissimo”. Serve per preparare la vittima alle fasi successive del gaslithing: piccole critiche ogni tanto mischiate ad una esplosione di cose positive.
  2. Nella seconda fase la vittima cercherà di difendersi. Proverà a convincere il suo abusatore che ciò che dice non  è fondato, si giustificherà in tutti i modi possibili, tenterà di instaurare un dialogo con la speranza che questi comportamenti cambino. In questa fase c’è la convinzione che la capacità di ascolto e di dialogo riusciranno a far cambiare l’aggressore.
  3. La terza fase è la più grave: quella della resa della vittima e della sua ascesa verso la depressione. La vittima non solo capisce che l’aggressore non cambierà mai, ma si convince profondamente che è lei a sbagliare e che quello che l’abusante dice corrisponde a verità. A volte l’aggressore viene perfino idealizzato e difeso davanti ad amici e parenti che, invano, tentano di far vedere la realtà alla povera vittima. La vittima diventa estremamente vulnerabile e dipendente.

Possibili ripercussioni per la vittima

Le conseguenze del Gaslighting possono essere molto gravi. Vediamone alcune:

  • Stato di totale confusione. La vittima di Gaslithing avrà la sensazione di non sapere più chi è nel giusto e chi nel torto. Spesso le persone arrivano nel mio studio convinte di essere “pazze”, di non sapere realmente chi sia la vittima e chi il carnefice.
  • Sensazione di non valere nulla. La vittima, soprattutto se la manipolazione è andata avanti per molto tempo, si sentirà priva di valore, di non essere importante, di non essere degna di meritare amore. Tutto è stato messo in secondo piano: i sentimenti, le percezioni, i ricordi.
  • Stanchezza fisica e mentale. Ebbene si, tutte le energie verranno risucchiate dall’aggressore, e la vittima comincerà a sentirsi sempre più stanca anche fisicamente. È una specie di “sonno perenne” che allontana sempre di più la vittima dalla realtà.
  • Vergogna. Avendo messo in discussione emozioni, razionalità e realtà, sentendosi continuamente umiliata, la vittima si sentirà talmente sbagliata al punto da provare vergogna al solo pensiero di stare in contatto con altre persone. Comincerà così a limitare le uscite e si chiuderà nella confort zone.
  • Totale dipendenza e idealizzazione del Gaslighter. Ridimensionando la vita privata, ritirandosi in casa, la vittima ricercherà ancora di più le cure del partner manipolatore, vedendolo come unica ancora di salvezza alla sua situazione “disperata”. Lo stesso aggressore viene adesso visto come una persona buona, che sta con la vittima nonostante i suoi difetti. Quest’ultimo punto è la fase finale, dove il manipolatore ha raggiunto i suoi scopi. Nonostante la maschera di persona sicura, il manipolatore è una persona molto insicura che tenta di tutto per tenere l’altro a sé.

Come riconoscere il Gaslighter, possibili campanelli di allarme

  • Piccole, innocue, bugie. In una relazione, fin dall’inizio, è molto importante prestare attenzione alle minime bugie. Una relazione “tossica” è fondata su tantissime menzogne, anche quando non ce ne sarebbe bisogno. Spesso la vittima se ne rende conto, ma non le ritiene importanti, non le dà il giusto peso. Invece questo è un primissimo campanello dall’allarme.
  • Negare l’evidenza. Un altro aspetto importante è quando il manipolatore nega un comportamento di cui la vittima è stata testimone, o cerca in qualche modo di modificare il racconto.
  • Eccesso di gelosia. Dietro l’eccessiva gelosia può nascondersi un manipolatore. Solitamente sono le persone gelose che tradiscono e, per dissimulare, accusano i partner di tradimento.

Il Gaslither è denunciabile?

Al giorno di oggi non esiste una legislazione specifica per il gaslighter. Le condotte manipolatorie possono comunque rientrare negli articoli che riguardano la violazione degli obblighi di assistenza familiare, i maltrattamenti contro familiari e danno alla persona (rispettivamente art. 570, 572 e 582 del codice penale). Quindi rivolgersi ad un buon avvocato è comunque indispensabile, specialmente se ci sono figli di mezzo.

Dal punto di vista psicologico vedo che spesso c’è molta difficoltà a denunciare tali condotte, ed i motivi possono essere molteplici: si parte dall’affetto provato per il partner (sindrome di Stoccolma), alla reale incapacità di riconoscere gli atti manipolatori poiché essi sono ben mascherati da atteggiamenti di cura e protezione.

Molte vittime non si rendono neanche conto delle ferite che portano, a volte pensano di essere esse stesse il problema. Questo porta anche a non chiedere aiuto ad uno specialista, o comunque a non chiederlo per questo specifico motivo. Quindi starà alla bravura del clinico portare alla luce ciò che effettivamente accade nella relazione.

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Per approfondimenti leggi anche: “Manipolazione psicologica: come funziona?” “Sintomi psicologici di chi sta subendo manipolazione e come uscirne”. “Vittima del Narcisista: si può parlare di violenza psicologica?

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Dott.ssa Pamela Busonero, Psicologa e Psicoterapeuta. Riceve a Firenze in Piazza Indipendenza, 21.