Che cosa vive una persona che si riconosce nell’espressione “vittima del narcisista”? Spesso la ricerca nasce dal bisogno di capire una relazione che ha lasciato confusione, vergogna o un senso di valore personale sempre più fragile. Il centro di questo articolo è quel vissuto, non una diagnosi del partner.
Si può parlare di violenza anche quando non è fisica
Non essere stata colpita fisicamente non significa che ogni altra cosa sia tollerabile. Umiliazioni, minacce, controllo e limitazioni della libertà possono avere un peso importante. L’Organizzazione mondiale della sanità include l’abuso psicologico e i comportamenti di controllo nella definizione di violenza da parte del partner.
La violenza psicologica non richiede una diagnosi di narcisismo. Può essere presente senza che sia stato diagnosticato un disturbo di personalità. Allo stesso modo, il termine “narcisista” non spiega automaticamente una relazione e non autorizza a presumere intenzioni o comportamenti di chi riceve quell’etichetta.
Puoi quindi partire da quello che accade: hai paura di esprimere un’opinione? Ti viene impedito di incontrare persone o di gestire decisioni che ti riguardano? Le tue emozioni vengono usate per umiliarti? Queste domande non stabiliscono da sole una diagnosi o una valutazione giuridica, ma possono aiutarti a raccontare la situazione con maggiore chiarezza.
Se stai ancora cercando di orientarti fra i segnali, trovi un quadro più ampio nella guida sulla manipolazione psicologica. Qui ci soffermiamo invece sulle conseguenze vissute da chi sta nel rapporto: il modo in cui cambia la percezione di sé, la difficoltà a chiedere aiuto e ciò che può restare anche dopo la separazione.
Quando cominci a pensare che il problema sei tu
Nel mio lavoro incontro persone che, parlando della relazione, arrivano a descriversi come incapaci, poco importanti o senza valore. È un’osservazione clinica, non una caratteristica presente in tutte le vittime. Aiuta però a comprendere quanto il discorso su “che cosa ha fatto l’altro” possa essersi trasformato in “che cosa c’è di sbagliato in me”.
Potresti avere imparato a mettere da parte un bisogno per evitare un’altra discussione, a giustificare un’offesa o a dubitare della legittimità della tua rabbia. Ripetendosi, questi passaggi possono rendere difficile distinguere una responsabilità concreta da una colpa che finisce per riguardare tutta la tua persona.
Riconoscere un tuo errore non significa meritare un’umiliazione. Puoi avere limiti, giornate difficili e comportamenti da rivedere senza che questo giustifichi minacce o controllo. Il rispetto non è un premio riservato a chi non sbaglia mai, e l’abuso non diventa legittimo perché la relazione è complessa.
Anche il linguaggio di chi ti sta vicino conta. Domande come “perché non sei andata via prima?” possono aumentare la vergogna invece di aiutarti a capire. Nell’articolo sul colpevolizzare chi ha subito una relazione dannosa affronto questo rischio. Un ascolto utile lascia spazio a ciò che hai vissuto senza chiederti di giustificare ogni scelta fatta mentre cercavi di affrontarlo.
Perché puoi sentirti ancora legata a chi ti ha ferita
Una relazione può contenere momenti di affetto insieme a episodi dolorosi. Quando provi a prendere distanza, possono tornare soprattutto i ricordi dei primi: la vicinanza, le promesse, il sollievo di sentirti cercata. Questo non dimostra che il male subito fosse poco importante o che allontanarti sia una scelta sbagliata.
Puoi sentire nostalgia della persona, di una parte del rapporto o del futuro che avevi immaginato. Possono esserci anche timore della solitudine, questioni economiche, figli e paura delle reazioni. Restare coinvolta non significa essere complice della violenza. Il legame e la responsabilità delle azioni dannose sono due piani diversi.
Non serve ricorrere alla “sindrome di Stoccolma” per spiegare tutte queste situazioni. Una singola etichetta rischia di cancellare differenze importanti fra le storie. È più utile comprendere quali bisogni, ostacoli e speranze siano presenti nella tua, senza presumere che tu abbia un particolare carattere o un passato obbligato.
L’approfondimento sulla dipendenza affettiva può aiutare quando il tema è pertinente. Se invece ti pesa soprattutto ciò che provi dopo la separazione, puoi leggere del senso di colpa e della nostalgia dopo la rottura. Non sono prove contro di te: sono esperienze che meritano di essere comprese nel contesto del legame.
La fatica dopo la separazione e il bisogno di riferimenti
La fine del rapporto non coincide sempre con la fine del disagio. Potresti continuare a ripensare agli episodi, cercare spiegazioni o chiederti se avresti potuto cambiare l’esito. A volte pesa il vuoto lasciato dalla relazione; altre volte è difficile fidarsi di qualcuno senza aspettarsi un nuovo giudizio o una delusione.
Il recupero non ha una scadenza uguale per tutti. Non sentirti subito sollevata non annulla la scelta che hai fatto. E provare un momento di sollievo non significa che il dolore precedente fosse poco reale. Puoi attraversare emozioni diverse senza doverle ridurre a una sola spiegazione.
Ritrovare riferimenti può cominciare da un rapporto affidabile, da un’attività che avevi abbandonato o dalla possibilità di parlare senza sentirti interrogata. La guida su ricostruire sé stessi dopo una relazione tossica è dedicata a questa fase. Le proposte hanno senso soltanto se tengono conto delle tue energie e della tua situazione concreta.
Se il disagio interferisce con il sonno, il lavoro o la vita quotidiana, una valutazione professionale può aiutare a comprenderlo e a individuare il sostegno adeguato. Non attribuire automaticamente ogni sintomo fisico alla relazione: anche la salute corporea merita attenzione medica, senza dover scegliere fra una spiegazione psicologica e la cura del corpo.
Chiedere aiuto senza dover dimostrare tutto
Non è necessario essere pronta a lasciare il partner o avere ricostruito ogni episodio per chiedere un confronto. Puoi partire dalla paura, dalla confusione o da una domanda che continua a tornare. Se temi ritorsioni, la priorità è valutare la sicurezza, non affrontare da sola una discussione definitiva.
In caso di pericolo immediato, o se temi di farti del male e non riesci a restare al sicuro, chiama il 112 o rivolgiti al pronto soccorso. Le donne che vivono violenza o stalking possono chiedere orientamento al 1522, gratuito e attivo 24 ore su 24, anche in chat. Un articolo e i normali contatti privati non sono servizi di emergenza.
Nel lavoro psicologico non occorre dimostrare che l’altro sia “abbastanza narcisista”. Possiamo partire da ciò che hai vissuto, comprendere il legame e osservare come le esperienze continuano a influenzare il presente. L’obiettivo viene costruito insieme, senza promesse di tempi o risultati uguali per tutti.
Il Percorso Rinascita individuale è dedicato a queste difficoltà relazionali. Un primo confronto serve a valutarne la pertinenza e a capire da dove iniziare. Puoi chiedere ascolto anche se una parte di te è ancora legata a quella persona: non è un motivo per doverti difendere o per rimandare il sostegno di cui hai bisogno.








Buonasera, potrebbe spiegare questo all’interno di un’amicizia? Grazie
Le dinamiche sono le stesse. L’amicizia con persone narcisiste ha quasi sempre un secondo fine, rare volte è “pura”.
Buonasera sono stata vittima di un narcisista per 3 anni e ci ho convissuto con i miei figli per circa un anno e mezzo, solo grazie a questi articoli sono riuscita a comprendere chi avevo di fronte, è stato veramente un periodo molto molto brutto che ha lasciato tanti segni.. tutt’ora presenti.
Questa persona fortunatamente quando ho smesso di dargli attenzioni si è trovato subito un altra vittima ed io sono salva credo grazie a questo, perché non mi rendevo conto di essere in una situazione simile.. ed essendo sotto ricatto e minacce probabilmente non ne sarei mai uscita da sola, pensavo solo di meritare tutto quel male che mi faceva ogni singolo giorno. Ho letto il suo articolo ed altri in merito anche ai traumi infantili e mi piacerebbe intraprendere un percorso emdr con lei.
Cara lettrice, mi fa molto piacere che abbia trovato la forza e le risorse per uscire da una situazione così complicata. Sono disponibile per cominciare un percorso insieme, può contattarmi alla mail pamela_busonero@alice.it o direttamente al numero 380-3158706
Il mio ex partner narcisista è uno psicoterapeuta… Non ha empatia verso i suoi pazienti ed ora che va in ospedale x oncologico credo possa fare danni…. Che paura, che tristezza
Sono 40 anni vittima di un narcisista patologico.Sono uscita ora dall’Inferno dove ero entrata.Nessuno mi credeva,nessuno mi aiutava.Trent’anni sempre malata.Non c’e’ carcere per questi mostri ?Mi ha rubato la vita,mi ha riempito di bugie,ha usato i miei beni e non ha amato neppure i suoi figli.
Ciao Giovanna! Ho vissuto la stessa situazione e capisco il tuo dolore. Davvero SOLO chi ci è passato può capire una tale devastazione nell’anima. E ci si sente soli. Persino la maggior parte degli psicoterapeuti non si rendono conto. Ma la cosa più triste è vedere che, dopo lo smascheramento, anche i figli vengono ignorati come oggetti usa e getta. Ti abbraccio forte! Pensa ai tuoi figli e a te stessa!
…la cosa più terribile è avere consapevolezza, sapere che ti ha rubato la vita, io non sono più capace di rimettermi insieme, continuo a pensare a lui per come mi ha ingannata e inganna tutti con i suoi modi,2 anni di terapia con lui, perché diversamente usava la terapia manipolandola, siamo andati dal terapeuta perché lui diventava anche violento, ma nessuno poteva crederci, e l ho perdonato tutte le volte, dopo era così dispiaciuto, è che non fai nulla perché non vuoi perdere il rapporto con lui, diagnosi finale, si allontani è un narcisista perverso, ma tu pensi ancora che il tuo amore lo salverà, potrei scriverci un libro, ma mi fermo qui, perché sono bloccata dopo 5 anni qui, non mi capacito di non essere capace a girare le spalle e non voltarmi mai più.
Mi dispiace molto per quello che ti è successo. Non sei sola, ci sono moltissime donne nella tua stessa situazione. Il mio consiglio è quello di chiedere aiuto. Ho aiutato tantissime donne e ti posso dire che, per quanto sia dura, la rinascita è possibile. Non ti arrendere. Credo vivamente che rinascere sia un diritto di tutte.
cara, anch’io reduce da 1 anno con un uomo fallito, frustrato, narciso, altezzoso,bugiardo cronico..manipolatore di sentimenti..bambino alla ricerca di cure..ma maschio ALFA forte e dominante(nella sua testa, perchè è da solo, vive da solo, nessuno della sua famiglia lo considera più. troppa sofferenza ha distribuito…)
..ora sono nel mio nuovo progetto di vita. pensare alla nuova vittima con cui riparte nuovo ciclo di sofferenze..mi fa sentire forte di ciò che ho buttato dietro. la vita è corta. non sprecare ciò che ti rimane. mettilo nel cassetto delle esperienze. fatti una risata. e speriamo che la prossima donna se la cavi come noi..
Per 11 anni sono stata la sua vittima, è incredibile come mi riconosca in tutto quello che c’è nell’articolo. Ora capisco perchè non riusciva a lasciarmi andare: non è che non ci riuscisse, non voleva e mi ha tenuta legata a lui. Solo ora sto capendo che cosa ho passato in questi 11 anni ed è davvero difficile da elaborare e accettare. Ma è anche un sollievo, perchè ora so di non essere “sbagliata”, ora so che non è colpa mia. In questi 11 anni hanno tutti cercato di avvertirmi, di farmi allontanare da lui, di farmi capire che non era la persona giusta per me, ma più me lo dicevano e più io giustificavo ogni suo comportamento e pensavo che eravamo soli contro tutti. Non so se avrò mai davvero fiducia in me stessa, non so se riuscirò a capire di valere qualcosa, perchè purtroppo di base ho una bassa autostima. In questo periodo sto frequentando una persona che è l’esatto opposto del mio ex, e credo mi stia aiutando molto a stare meglio e a rendermi conto di non essere da buttare.
Grazie per questo articolo, è stato davvero illuminante.
Grazie per il tuo prezioso contributo.
Pamela
12 anni prima di scoprire come ero finita… intanto lui si è sposato e comunque ètornato dopo pochi mesi, me lo ha detto dopo 2 anni, quando è sparito per l’ennesima volta dopo avermi detto di essere libero e di vplere un figlio da me… e comunque tornava ancora… sparito di nuovo perché la moglie è incinta… ho bloccato tutti i contatti, social (a proposito, nessuna foto o menzione di lui e lei) etc, ma ho paura torni ancora…
Sono sola, spaventata dal futuro, mi sento di non meritare di essere amata…
Ciao Laura, posso comprendere come ti senti. Hai fatto la scelta giusta, no contact, l’hai bloccato, e se tornerà dovrai usare proprio queste risorse per mantenerlo distante! Ricorda che tutte meritiamo amore e una vita serena. Se hai bisogno di aiuto possiamo sentirci.
Un caro saluto.
Pamela
Leggo che la durata di qs relazioni è spesso lunga, lunghissima. La mia è durata 18 anni, e pensare che mi credevo io l’unica sulla terra ad essere così troppo tollerante. La cosa davvero STUPEFACENTE è il tempo che è stato necessario alla vittima per battezzare la disfunzione nella relazione, o la patologia altrui. Sembra di scoperchiare il vaso di Pandora, a leggere qs commenti. Non riesco a capacitarmi che il narcisismo patologico sia stato identificato così tardi, dopo un secolo da Freud. D’accordo, gli psicologi erano maschi fino a pochi decenni fa. D’accordo, l’evoluzione della cultura nelle società post industriali ha creato nuovi metodi di indagine sociale. D’accordo, le donne -in Italia- han visto riconosciuto solo da 30 anni la violenza sessuale come danno alla persona, e l’uxoricidio era ammesso per tradimento, fino al 1970. D’accordo, divorzio nel ’75 e aborto solo nell ’81. Ma possibile che certe patologie non siano state messe a fuoco dai ricercatori, PRIMA di tali date ?
Anche la mia esperienza è stata devastante. Ho incontrato una donna narcisista che ha giocato con i miei sentimenti come su un’altalena. Ho perso tutto, felicità, tranquillità, il mio tempo, tanti soldi, tra cui pensando di essere malato, molti da dottori.
Ora sono sotto cura e ho trovato molte risorse in aiuto anche su YouTube. Ringrazio la dottoressa per questo blog, dove ho potuto leggere altre testimonianze.
La cosa che purtroppo non riesco a oltrepassare, nonostante tutte le umiliazioni subite, e staccarmene o dimenticarla. Credo che la mia sia una fortissima dipendenza ma è un dolore davvero forte. Bisognerebbe accettare la situazione e scappare a gambe levate.
Proseguo: Non sarà che , TUTTO SOMMATO, tornava comodo alla società che una parte di essa, quella femminile sopratutto, soffrisse e pagasse in silenzio come sempre è accaduto ? La % di uomini narcisisti patologici è almeno 3 volte quella delle donne: torna comodo – a chi, al potere?- che nelle famiglie le donne si facessero maltrattare continuando a morire in silenzio. Ma i figli di quelle relazioni crudeli trasmettono ai propri figli lo stesso trattamento subìto ; oppure portano cicatrici vita natural durante, oppure esplodono in gesti letali vs le loro compagne. Questo non è forse ancora più disfunzionale, in una società sedicente sana ? Non sono queste forme VIRALI molto insidiose e foriere di esiti davvero imprevedibili ? 300 donne all’anno uccise, non sono ancora sufficienti, in Italia ? Cosa aspetta l’Ordine degli Psicologi per mettersi di mezzo ? Che siano 600 ?
Ciao.
Sono un uomo di 47 anni vittima di una narcisista patologica.
Sono daccordo con te che la percentuale di narcisisti “maschi” sia più alta di quella delle donne.
Questo non fa di noi vittime “maschili” meno importanti o trascurabili.
Il fatto è che quando il carnefice narcisista è femmina… è avvantaggiata rispetto all’uomo se in una relazione coniugale con figli e beni.
Non ti dico cosa ho passato ma riassumendo in breve sono stato torturato psicologicamente da questa bagascia sedicente, mi è stata appicicata l’etichetta di carnefice (è più credibile se è l’uomo, fa “sorridere” se fosse la donna). Sono stato derubato della proprietà della casa (intestata a lei con la promessa che me l’avrebbe restituita…fino al cambio di idea.
In pratica mi ritrovo senza piu la casa, sbattuto fuori da casa “mia”, ormai sua, rimpiazzato dal suo amante (20 anni più giovane) come marito e come padre dei nostri figli, costretto a mandarle un vitalizio che non posso permettermi, avendomi tolto preventivamente TUTTO (non ho nemmeno i soldi per una psicoterapia).
Non dico che la violenza contro queste persone (maschi o femmine che siano, gli stronzi non hanno sesso) sia giustificata, ma in certe situazioni estreme ed esasperanti è comprensibile.
Ecco che scatta il cliché dell’ “ennesimo caso di violenza sulle donne”.
Ripeto, non dico che tutti questi casi siano giustificabili, ma sono da prendere con le pinze, in quanto non sappiamo cosa ha scatenato l’atto di violenza.
Ad ogni azione corrisponde una reazione con tutte le sue
conseguenze.
Se si porta una persona all’esasperazione ….quella persona, se isolata e senza mezzi per difendersi…
Non è un caso che i casi di “violenza sulle donne” aumentano in maniera esponenziale nei casi di separazione, nelle quali di sa, la donna è avvantaggiata, e spesso ne approfitta (perché non approfittarne? È la legge che mi tutela!).
Le leggi sulla separazione risalgono agli anni 80, e in questo quarantennio la società (con tutte le differenze sociali tra i sessi) sia cambiata.
Direi che sarebbe ira di rivedere quelle leggi e di aggiornarle, adattarle slla società per come è adesso.
Altrimenti continuamo a scendere in piazza per l’ennesima fiaccolata in onore dell’ennesima vittima della violenza sulle donne.
Buonasera. Mi dispiace per quello che sta passando, ma non sono d’accordo assolutamente su quello che dice in merito alla violenza. Questa non è MAI giustificata. Ci sono tantissimi modi per reagire quando subiamo un’ingiustizia.
Ho provato disagio e sofferenza, dopo avere subito una narcisista patologica per undici anni, a leggere dalla professionista e dalle gentili lettrici su vittime solo donne.
Non riesce possibile alla professionista ne’ alle lettrici un poco piu di empatia verso le vittime, che prescinda dal loro sesso?
Nessuno capisce che condotto a questi estremi questo modo di agire discrimina Al contrario?
Siamo nel XXI secolo, vivo in una grande citta’, le cose, gli uomini, le donne non sono quelli di cinquant’anni fa.
In citta’ donne lavorando e hanno attivita’ e atteggiamento meno differenziati.. le vittime sono vittime di qualsiasi sesso siano.
Mi pare che in questo sito professionista e lettrici preferiscano ignorarlo. Me ne vado piu depresso di quando sono arrivato perche’ e’ una grande pena vedere qiesti pregiudizi, pari forse alla pena che per mille motivi, validissimo, le donne hanno provato e provano.
Ma per loro c’e’ vicinanza solidarieta’ e comprensione.
Forse mancate verso alcuni uomini di quella empatia la cui mancanza lamentate nella o nel narcisista.
Fortissima delusione.
Ha ragione, possono essere sia uomini che donne abusanti. Nel mio sito parlo al femminile di vittime e uomini abusanti non per pregiudizi, ma perché lavorando con donne, sono queste le testimonianze tangibili. Mi farebbe molto piacere sentire la sua storia.
io ho subito la stessa cosa da parte di quello che doveva essere un mio amico, se non il migliore. In alcune situazioni ha fatto sentire il nostro rapporto come unico, speciale. Poi successivamente ha iniziato a mettermi da parte, scordandosi appuntamenti con me, facendo passare me per quello pedante. Il dolore psicologico e l’abuso che ne deriva sono difficilmente spiegabili. Solo una persona che ci passa può capire. Attualmente ho utilizzato il “No contact” e sto cercando di riprendere in mano la mia vita. Non ho rabbia nei suoi confronti perchè so che è una persona malata, ma al tempo stesso sono rimasto ferito profondamente e spero che il tempo possa farmi stare meglio. Molte volte si ha fatica a raccontare questa esperienza perchè non si viene creduti e si giustifica il tutto come un “carattere particolare”, “è immaturo”, ” non lo fa apposta”. Spero che un domani io possa superare il tutto
Buongiorno Vincenzo. La capisco, questi tipi di abusi possono verificarsi anche all’interno delle amicizie e possono lasciare ripercussioni profonde. Bene che ne è consapevole, le faccio un augurio di guarigione.
Ho vissuto una relazione di 18 mesi con un narcisista patologico, iniziata in lockdown in un momento in cui ero estremamente sola e bisognosa e quindi la vittima perfetta…ho capito solo pochi giorni fa di essere stata vittima di manipolazioni costanti, dal lovebombing, al gaslighting, al trattamento del silenzio, e così via fino alla fase di svalutazione in cui ho scoperto che ha trovato altre fonti per “nutrirsi” ovvero nuove vittime…dopo lo schock iniziale, ora sto cercando di riprendermi la mia vita, di ritrovare la mia identità e di ricostruire la mia autostima. Temo il momento in cui tornerà a cercarmi ma questa volta mi sto armando della conoscenza sull’argomento per essere così ferrata da non cascare più per le lusinghe e le manipolazioni magistrali. La mia energia è stata risucchiata in questi 18 mesi e ci sono giorni in cui ho difficoltà a capire dove sono ma vorrei poter condividere la mia esperienza che ho analizzato a fondo con altre donne o uomini che vivono queste reazioni tossiche perchè credo che l’unione fa la forza soprattutto dato che in questo tipo di relazioni ci si sento estremamente sole e incomprese. Grazie
Ciao Fulvia, grazie a te per la condivisione