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Vittima del Narcisista: si può parlare di violenza psicologica?

da | Gen 7, 2018 | Amore e disturbi di personalità, Aree di Intervento | 21 commenti

Chi è la Vittima del Narcisista

In questo articolo cercherò di spiegare cosa succede a livello psicologico ad una persona vittima del narcisista, come mai è così difficile uscire da una relazione che agli occhi esterni è palesemente malsana, e come mai è altrettanto difficile riprendere in mano la propria vita dopo un allontanamento definitivo.

Ripercussioni emotive

Cosa penso di me

Quando in terapia arrivano persone che hanno frequentato un narcisista, solitamente la cognizione di sé stesse che si portano dietro è sempre la stessa: “io non valgo niente”, “io non sono abbastanza”. In sostanza la vittima del narcisista pensa che ci sia qualcosa di sbagliato in lei e che tutto ciò che ha subito se l’è, in qualche modo, meritato.

Senza rendersene conto e lentamente entra in un processo di svalutazione, dissociazione e disumanizzazione: si sente inutile, sola ed umiliata. Sente come se non ci fosse più un futuro per lei.

I sintomi più frequenti sono: bassa autostima, ansia, depressione, desideri suicidi, somatizzazione, rabbia.

Con chi sono stata

Un’altra caratteristica che accomuna le vittime è l’iniziale inconsapevolezza di con chi hanno avuto a che fare per tutto questo tempo.

Alcune persone al primo colloquio mi parlano di un malessere generale, altre magari sono venute a conoscenza tramite altre fonti. Ma il punto in comune è che quando sono state con questa persona tutto sembrava “normale”.

La vittima dapprima ignora le dinamiche relazionali in cui è stata invischiata (le menzogne e le manipolazioni) e non si rende conto di essere stata vittima di un abuso psicologico molto profondo. Per molti il fatto che una persona non sia violenta nei gesti ma “solo” a parole è qualcosa che può essere facilmente giustificabile e perdonabile (soprattutto se poi il carnefice sembra pentito), ma le ferite che lasciano le parole sono molto più profonde e difficili da estirpare.

La difficoltà a capire la persona narcisista sta nel fatto che le idee che abbiamo sul disturbo narcisistico sono molto vaghe, spesso propagandate in maniera erronea dal cinema e dalla letteratura: vengono descritte come persone folli e facilmente riconoscibili. In realtà non è così. Si mimetizzano molto bene.

Poiché queste persone sono profondamente diverse da noi a causa della scarsa empatia e la bassa capacità di introspezione, la vittima avrà un bisogno compulsivo di informazioni su tutto ciò che riguarda il mondo del narcisista.

Innamorarsi di un’illusione

Quello che fa più male è rendersi conto di avere amato una persona che, in realtà, non è mai esistita.

Il narcisista infatti non da alla vittima la possibilità di farsi conoscere. Apparentemente gentile, innocente, solare e seduttivo: questa, purtroppo, è solo una maschera.

La vittima se ne renderà conto (forse!!!) quando sarà troppo tardi. Anche tutti i momenti belli passati insieme sono solo frutto di un’illusione.

Sento spesso dire frasi del tipo “ho amato una proiezione di me stessa”. È proprio così: è l’amore verso chi mi sono immaginata fosse il mio compagno.

Sindrome da crocerossina

La vittima, nella fase iniziale, proverà molta compassione per le problematiche del narcisista: probabilmente lui ha avuto una ex folle, sarà insicuro del suo aspetto fisico, sarà stato infelice finché non ha conosciuto lei, etc…

Essa si sentirà l’unica in grado di renderlo realmente felice. Qui scatta l’empatia della vittima per il proprio carnefice: pur sentendosi inferiore sa bene come far felice l’altro. Vuole guarirlo e prendersene cura.

Questo investire tutta sé stessa su un’altra persona fa si che il legame che si creerà sarà molto profondo: in realtà sta investendo le proprie energie per rincorrere un’illusione, ma questo, purtroppo, non se ne rende conto.

Come il narcisista, anche la vittima è una persona molto insicura.

Sono due persone che reagiscono in maniera completamente opposta ad un problema simile: uno lo fa attraverso la manipolazione ed il controllo, l’altra attraverso la compassione e la cura dell’altro. Ed è proprio qui che il carnefice aggancerà la propria vittima: quest’ultima non potrà più fare a meno della sua approvazione, vivendo continuamente la paura dell’abbandono e sentendo un vuoto indescrivibile ogniqualvolta il narcisista proverà ad allontanarsi.

Perché è così difficile lasciare andare?

Vedendo dall’esterno una relazione malsana e patologica, la prima domanda che viene da porci è “come mai non lasci questa persona? Non lo vedi come ti tratta?”, oppure “perché sei stata in una relazione disfunzionale per così tanto tempo?”. Queste sono domande sbagliate perché non prendono in considerazione gli aspetti ambigui del rapporto.

Il narcisista non è solamente una persona che fa abusi psicologici alla propria vittima: alterna periodi di violenza ad altri di tenerezza e passione. Sono questi momenti che fanno riconnettere emotivamente di nuovo la vittima al narcisista. Senza questi sarebbe molto più facile uscirne. Questa connessione fa sentire al vittima al sicuro.

Sindrome di Stoccolma

Nel 1973 un uomo, evaso dal carcere di Stoccolma, tenta una rapina alla Sveriges Kredit Bank di Stoccolma prendendo in ostaggio tre donne ed un uomo. Successivamente chiede ad un amico, ex compagno di cella, di farsi raggiungere. Dopo 130 ore di agonie e maltrattamenti i due criminali si arrendono e gli ostaggi vengono rilasciati.

Questa vicenda ha una caratteristica che ha fatto parlare tutto il mondo: durante i colloqui psicologici alle vittime si scoprì che queste ultime temevano più la polizia che i sequestratori, inoltre erano grate ai malviventi per “aver ridato loro la vita.

Questo è un paradosso psicologico che esplica ciò che succede quando abbiamo a che fare con una persona narcisista: nonostante le violenze psicologiche subite si instaura una reazione emotiva automatica inconscia che non permette alla vittima di staccarsi dal carnefice.

Si sviluppa il concetto di “Noi qui dentro” contro un “Loro fuori”, difendendo il proprio aguzzino dal resto del mondo.

Riprendere in mano la propria vita

La vittima ci mette molto tempo a ricostruirsi perché, come accennavo sopra, le ripercussioni a livello emotivo sono molto profonde. Si istallano piano piano nel tempo e va a finire che la persona crede veramente di non valere niente e che la sua vita non ha più senso.

L’aspetto più drammatico sta nel rendersi conto di essere dipendente non delle attenzioni del narcisista, ma delle attenzioni che essa stessa le ha dato: è questo che la faceva sentire importante, ma allo stesso tempo manca un soggetto e non si riesce ad elaborare la perdita.

In terapia spesso le persone è come se mi portassero una valigia piena di “parti di sé” da ricomporre. Si sentono in frantumi.

Quindi il consiglio che posso dare a tutte le persone che hanno subito abusi psicologici è quello di chiedere aiuto, di non chiudersi in sé stesse e soprattutto smettere di giustificare il proprio carnefice. Parlare con altre persone, uscire, chiedere consigli, conoscere persone che soffrono delle stesse problematiche e, perché no, farsi aiutare da uno psicoterapeuta.

Per quanto doloroso sia, si può uscire da questo stato di malessere.

Se, leggendo questo articolo, ti rendi conto di aver avuto a che fare con un partner narcisista ed hai bisogno di aiuto, non esitare a contattarmi, anche solo per un consiglio. Posso realmente esserti di aiuto!

Per approfondire leggi anche “Disturbo Narcisistico di Personalità” e “Come riconoscere un partner Narcisista

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21 Commenti

  1. Alessandra

    Buonasera, potrebbe spiegare questo all’interno di un’amicizia? Grazie

    Rispondi
    • Pamela Busonero

      Le dinamiche sono le stesse. L’amicizia con persone narcisiste ha quasi sempre un secondo fine, rare volte è “pura”.

      Rispondi
  2. suyen

    Buonasera sono stata vittima di un narcisista per 3 anni e ci ho convissuto con i miei figli per circa un anno e mezzo, solo grazie a questi articoli sono riuscita a comprendere chi avevo di fronte, è stato veramente un periodo molto molto brutto che ha lasciato tanti segni.. tutt’ora presenti.
    Questa persona fortunatamente quando ho smesso di dargli attenzioni si è trovato subito un altra vittima ed io sono salva credo grazie a questo, perché non mi rendevo conto di essere in una situazione simile.. ed essendo sotto ricatto e minacce probabilmente non ne sarei mai uscita da sola, pensavo solo di meritare tutto quel male che mi faceva ogni singolo giorno. Ho letto il suo articolo ed altri in merito anche ai traumi infantili e mi piacerebbe intraprendere un percorso emdr con lei.

    Rispondi
    • Pamela Busonero

      Cara lettrice, mi fa molto piacere che abbia trovato la forza e le risorse per uscire da una situazione così complicata. Sono disponibile per cominciare un percorso insieme, può contattarmi alla mail pamela_busonero@alice.it o direttamente al numero 380-3158706

      Rispondi
  3. Serena

    Il mio ex partner narcisista è uno psicoterapeuta… Non ha empatia verso i suoi pazienti ed ora che va in ospedale x oncologico credo possa fare danni…. Che paura, che tristezza

    Rispondi
  4. Giovanna

    Sono 40 anni vittima di un narcisista patologico.Sono uscita ora dall’Inferno dove ero entrata.Nessuno mi credeva,nessuno mi aiutava.Trent’anni sempre malata.Non c’e’ carcere per questi mostri ?Mi ha rubato la vita,mi ha riempito di bugie,ha usato i miei beni e non ha amato neppure i suoi figli.

    Rispondi
    • Laura

      Ciao Giovanna! Ho vissuto la stessa situazione e capisco il tuo dolore. Davvero SOLO chi ci è passato può capire una tale devastazione nell’anima. E ci si sente soli. Persino la maggior parte degli psicoterapeuti non si rendono conto. Ma la cosa più triste è vedere che, dopo lo smascheramento, anche i figli vengono ignorati come oggetti usa e getta. Ti abbraccio forte! Pensa ai tuoi figli e a te stessa!

      Rispondi
  5. deva sharavano

    …la cosa più terribile è avere consapevolezza, sapere che ti ha rubato la vita, io non sono più capace di rimettermi insieme, continuo a pensare a lui per come mi ha ingannata e inganna tutti con i suoi modi,2 anni di terapia con lui, perché diversamente usava la terapia manipolandola, siamo andati dal terapeuta perché lui diventava anche violento, ma nessuno poteva crederci, e l ho perdonato tutte le volte, dopo era così dispiaciuto, è che non fai nulla perché non vuoi perdere il rapporto con lui, diagnosi finale, si allontani è un narcisista perverso, ma tu pensi ancora che il tuo amore lo salverà, potrei scriverci un libro, ma mi fermo qui, perché sono bloccata dopo 5 anni qui, non mi capacito di non essere capace a girare le spalle e non voltarmi mai più.

    Rispondi
    • Pamela Busonero

      Mi dispiace molto per quello che ti è successo. Non sei sola, ci sono moltissime donne nella tua stessa situazione. Il mio consiglio è quello di chiedere aiuto. Ho aiutato tantissime donne e ti posso dire che, per quanto sia dura, la rinascita è possibile. Non ti arrendere. Credo vivamente che rinascere sia un diritto di tutte.

      Rispondi
  6. Nicoletta

    Per 11 anni sono stata la sua vittima, è incredibile come mi riconosca in tutto quello che c’è nell’articolo. Ora capisco perchè non riusciva a lasciarmi andare: non è che non ci riuscisse, non voleva e mi ha tenuta legata a lui. Solo ora sto capendo che cosa ho passato in questi 11 anni ed è davvero difficile da elaborare e accettare. Ma è anche un sollievo, perchè ora so di non essere “sbagliata”, ora so che non è colpa mia. In questi 11 anni hanno tutti cercato di avvertirmi, di farmi allontanare da lui, di farmi capire che non era la persona giusta per me, ma più me lo dicevano e più io giustificavo ogni suo comportamento e pensavo che eravamo soli contro tutti. Non so se avrò mai davvero fiducia in me stessa, non so se riuscirò a capire di valere qualcosa, perchè purtroppo di base ho una bassa autostima. In questo periodo sto frequentando una persona che è l’esatto opposto del mio ex, e credo mi stia aiutando molto a stare meglio e a rendermi conto di non essere da buttare.
    Grazie per questo articolo, è stato davvero illuminante.

    Rispondi
  7. Laura

    12 anni prima di scoprire come ero finita… intanto lui si è sposato e comunque ètornato dopo pochi mesi, me lo ha detto dopo 2 anni, quando è sparito per l’ennesima volta dopo avermi detto di essere libero e di vplere un figlio da me… e comunque tornava ancora… sparito di nuovo perché la moglie è incinta… ho bloccato tutti i contatti, social (a proposito, nessuna foto o menzione di lui e lei) etc, ma ho paura torni ancora…
    Sono sola, spaventata dal futuro, mi sento di non meritare di essere amata…

    Rispondi
    • Pamela Busonero

      Ciao Laura, posso comprendere come ti senti. Hai fatto la scelta giusta, no contact, l’hai bloccato, e se tornerà dovrai usare proprio queste risorse per mantenerlo distante! Ricorda che tutte meritiamo amore e una vita serena. Se hai bisogno di aiuto possiamo sentirci.
      Un caro saluto.
      Pamela

      Rispondi
  8. roberta

    Leggo che la durata di qs relazioni è spesso lunga, lunghissima. La mia è durata 18 anni, e pensare che mi credevo io l’unica sulla terra ad essere così troppo tollerante. La cosa davvero STUPEFACENTE è il tempo che è stato necessario alla vittima per battezzare la disfunzione nella relazione, o la patologia altrui. Sembra di scoperchiare il vaso di Pandora, a leggere qs commenti. Non riesco a capacitarmi che il narcisismo patologico sia stato identificato così tardi, dopo un secolo da Freud. D’accordo, gli psicologi erano maschi fino a pochi decenni fa. D’accordo, l’evoluzione della cultura nelle società post industriali ha creato nuovi metodi di indagine sociale. D’accordo, le donne -in Italia- han visto riconosciuto solo da 30 anni la violenza sessuale come danno alla persona, e l’uxoricidio era ammesso per tradimento, fino al 1970. D’accordo, divorzio nel ’75 e aborto solo nell ’81. Ma possibile che certe patologie non siano state messe a fuoco dai ricercatori, PRIMA di tali date ?

    Rispondi
  9. Roberta

    Proseguo: Non sarà che , TUTTO SOMMATO, tornava comodo alla società che una parte di essa, quella femminile sopratutto, soffrisse e pagasse in silenzio come sempre è accaduto ? La % di uomini narcisisti patologici è almeno 3 volte quella delle donne: torna comodo – a chi, al potere?- che nelle famiglie le donne si facessero maltrattare continuando a morire in silenzio. Ma i figli di quelle relazioni crudeli trasmettono ai propri figli lo stesso trattamento subìto ; oppure portano cicatrici vita natural durante, oppure esplodono in gesti letali vs le loro compagne. Questo non è forse ancora più disfunzionale, in una società sedicente sana ? Non sono queste forme VIRALI molto insidiose e foriere di esiti davvero imprevedibili ? 300 donne all’anno uccise, non sono ancora sufficienti, in Italia ? Cosa aspetta l’Ordine degli Psicologi per mettersi di mezzo ? Che siano 600 ?

    Rispondi
    • Spoiler

      Ciao.
      Sono un uomo di 47 anni vittima di una narcisista patologica.
      Sono daccordo con te che la percentuale di narcisisti “maschi” sia più alta di quella delle donne.
      Questo non fa di noi vittime “maschili” meno importanti o trascurabili.
      Il fatto è che quando il carnefice narcisista è femmina… è avvantaggiata rispetto all’uomo se in una relazione coniugale con figli e beni.
      Non ti dico cosa ho passato ma riassumendo in breve sono stato torturato psicologicamente da questa bagascia sedicente, mi è stata appicicata l’etichetta di carnefice (è più credibile se è l’uomo, fa “sorridere” se fosse la donna). Sono stato derubato della proprietà della casa (intestata a lei con la promessa che me l’avrebbe restituita…fino al cambio di idea.
      In pratica mi ritrovo senza piu la casa, sbattuto fuori da casa “mia”, ormai sua, rimpiazzato dal suo amante (20 anni più giovane) come marito e come padre dei nostri figli, costretto a mandarle un vitalizio che non posso permettermi, avendomi tolto preventivamente TUTTO (non ho nemmeno i soldi per una psicoterapia).
      Non dico che la violenza contro queste persone (maschi o femmine che siano, gli stronzi non hanno sesso) sia giustificata, ma in certe situazioni estreme ed esasperanti è comprensibile.
      Ecco che scatta il cliché dell’ “ennesimo caso di violenza sulle donne”.
      Ripeto, non dico che tutti questi casi siano giustificabili, ma sono da prendere con le pinze, in quanto non sappiamo cosa ha scatenato l’atto di violenza.
      Ad ogni azione corrisponde una reazione con tutte le sue
      conseguenze.
      Se si porta una persona all’esasperazione ….quella persona, se isolata e senza mezzi per difendersi…
      Non è un caso che i casi di “violenza sulle donne” aumentano in maniera esponenziale nei casi di separazione, nelle quali di sa, la donna è avvantaggiata, e spesso ne approfitta (perché non approfittarne? È la legge che mi tutela!).
      Le leggi sulla separazione risalgono agli anni 80, e in questo quarantennio la società (con tutte le differenze sociali tra i sessi) sia cambiata.
      Direi che sarebbe ira di rivedere quelle leggi e di aggiornarle, adattarle slla società per come è adesso.
      Altrimenti continuamo a scendere in piazza per l’ennesima fiaccolata in onore dell’ennesima vittima della violenza sulle donne.

      Rispondi
      • Pamela Busonero

        Buonasera. Mi dispiace per quello che sta passando, ma non sono d’accordo assolutamente su quello che dice in merito alla violenza. Questa non è MAI giustificata. Ci sono tantissimi modi per reagire quando subiamo un’ingiustizia.

        Rispondi
      • Carlo

        Ho provato disagio e sofferenza, dopo avere subito una narcisista patologica per undici anni, a leggere dalla professionista e dalle gentili lettrici su vittime solo donne.
        Non riesce possibile alla professionista ne’ alle lettrici un poco piu di empatia verso le vittime, che prescinda dal loro sesso?
        Nessuno capisce che condotto a questi estremi questo modo di agire discrimina Al contrario?
        Siamo nel XXI secolo, vivo in una grande citta’, le cose, gli uomini, le donne non sono quelli di cinquant’anni fa.
        In citta’ donne lavorando e hanno attivita’ e atteggiamento meno differenziati.. le vittime sono vittime di qualsiasi sesso siano.
        Mi pare che in questo sito professionista e lettrici preferiscano ignorarlo. Me ne vado piu depresso di quando sono arrivato perche’ e’ una grande pena vedere qiesti pregiudizi, pari forse alla pena che per mille motivi, validissimo, le donne hanno provato e provano.
        Ma per loro c’e’ vicinanza solidarieta’ e comprensione.
        Forse mancate verso alcuni uomini di quella empatia la cui mancanza lamentate nella o nel narcisista.
        Fortissima delusione.

        Rispondi
        • Pamela Busonero

          Ha ragione, possono essere sia uomini che donne abusanti. Nel mio sito parlo al femminile di vittime e uomini abusanti non per pregiudizi, ma perché lavorando con donne, sono queste le testimonianze tangibili. Mi farebbe molto piacere sentire la sua storia.

          Rispondi
  10. vincenzo

    io ho subito la stessa cosa da parte di quello che doveva essere un mio amico, se non il migliore. In alcune situazioni ha fatto sentire il nostro rapporto come unico, speciale. Poi successivamente ha iniziato a mettermi da parte, scordandosi appuntamenti con me, facendo passare me per quello pedante. Il dolore psicologico e l’abuso che ne deriva sono difficilmente spiegabili. Solo una persona che ci passa può capire. Attualmente ho utilizzato il “No contact” e sto cercando di riprendere in mano la mia vita. Non ho rabbia nei suoi confronti perchè so che è una persona malata, ma al tempo stesso sono rimasto ferito profondamente e spero che il tempo possa farmi stare meglio. Molte volte si ha fatica a raccontare questa esperienza perchè non si viene creduti e si giustifica il tutto come un “carattere particolare”, “è immaturo”, ” non lo fa apposta”. Spero che un domani io possa superare il tutto

    Rispondi
    • Pamela Busonero

      Buongiorno Vincenzo. La capisco, questi tipi di abusi possono verificarsi anche all’interno delle amicizie e possono lasciare ripercussioni profonde. Bene che ne è consapevole, le faccio un augurio di guarigione.

      Rispondi

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