Idealizzazione Sana, Idealizzazione Patologica

idealizzazione

Amore o idealizzazione?

Spesso arrivano nel mio studio persone che, soprattutto dopo aver concluso relazioni complicate, si rendono conto di aver idealizzato il/la proprio/a partner.

In questo articolo vorrei far chiarezza su questo concetto e sulla differenza tra innamoramento, idealizzazione e amore maturo.

Soprattutto perché all’inizio del rapporto, se non ci fosse un minimo di idealizzazione, non potrebbe nascere niente. Il problema affiora quando idealizzare diventa una necessità, come per nascondere qualcosa che non vogliamo vedere.

Idealizzare per amare

Premetto che l’amore è un sentimento con delle caratteristiche molto soggettive, ognuno ama a modo suo ed è influenzato indubbiamente dal proprio passato (relazioni precedenti, ambiente in cui è cresciuto, famiglia di origine, etc..).

Detto ciò, nella prima fase del rapporto di coppia è inevitabile idealizzare l’altra persona. Non solo: è indispensabile.

Una visione “speciale” dell’altro ci fa sorprendere, si tende infatti ad ampliare tutti gli aspetti positivi dell’altro e a ridurre al minimo i difetti.

In questa fase il cervello rilascia alcune sostanze chimiche simili a quelle che vengono rilasciate nei casi di dipendenza (non a caso, quando siamo innamorati, si dice che ci sentiamo drogati!). Inoltre aumenta anche la produzione di un neurotrasmettitore (feniletilammina) che amplia il grado di eccitazione e genera tachicardia, rossore e insonnia.

Tra sintomi fisici che potremmo avere troviamo:

  • Palpitazioni,
  • Brividi,
  • Eccitazione,
  • Rossore,
  • Sudore freddo,
  • Dilatazione delle pupille,
  • Paura paralizzante,
  • Bisogno estremo dell’altro.

Tra i sintomi psicologici possiamo trovare:

  • Totale attenzione sul partner,
  • Dipendenza,
  • Perdita della propria identità,
  • Desiderio di fusione,
  • Alternanza tra euforia e depressione.

È evidente che non è possibile stare in questo stato per molto tempo poiché questa fase non si limita al momento a due, ma si estende in tutti gli ambiti della propria vita, togliendo energie al resto. Per questo e per molti altri motivi il processo di idealizzazione col tempo diminuisce e pian piano si conosce il partner per come è veramente.

L’amore maturo

In questa nuova fase viene fuori un’amore più maturo, dove si potranno notare anche i difetti dell’altro.

A questo punto potremmo decidere se accettare il partner così com’è, concludere qui la nostra storia oppure cambiare qualcosa, trovare un compromesso.

Questo dipende da quanto le nostre aspettative sono vicine alla realtà.

Se il partner non corrisponde per niente a ciò che avevamo in mente, probabilmente il rapporto non sarà più stimolante.

Tornando alla realtà si potrà amare la persona in una maniera diversa, senza perdere la propria individualità.

L’idealizzazione è servita per creare dipendenza, per fondere, per spingerci verso l’altro. In questa nuova fase si amerà l’altro con una consapevolezza diversa, ritrovando il proprio posto nel mondo.

Quando l’idealizzazione continua (idealizzazione come difesa)

Se l’idealizzazione viene quindi utilizzata per esprimere la fusione con il partner costituisce una buona risorsa creativa ed un mezzo di legame molto potente.

Il problema nasce quando la persona, pur vedendo i difetti dell’altro e non accettandoli, tende a continuare la storia. Qui potremmo capire (inconsciamente) che l’altro è totalmente diverso da come lo avevamo immaginato, e l’idealizzazione potrebbe essere usata per negare una ipotetica separazione.

Alcuni esempi di amore idealizzato:

  • Situazioni esterne interferiscono col nostro rapporto (lavoro, lutto, trasferimenti, etc..);
  • Quando, nel bel mezzo del rapporto amoroso, l’altro ci tradisce, o ci lascia e poi torna;
  • Il partner non ci soddisfa pienamente ma abbiamo la sensazione/convinzione di non meritare di meglio;
  • Il partner ci ferisce sui nostri punti deboli (e noi, purtroppo, cominciamo a crederci);
  • Ci sentiamo manipolati dal partner.

Perché non lasciare andare?

Mentre il primo punto è risolvibile col tempo e con la comunicazione, gli altri tre sono più difficili da risolvere.

I campanelli di allarme che qualcosa non va probabilmente li abbiamo notati, ma non ne siamo pienamente coscienti, o semplicemente preferiamo non vederli.

Il problema è che più siamo insicuri di noi stessi, più tendiamo a sopravvalutare le caratteristiche dell’altro. Più i sentimenti con questa persona sono stati appaganti (anche se idealizzati), più sarà difficile il solo pensare di poterli provare con qualcun altro.

A questo punto una parte di noi si sta convincendo che non andiamo bene, che non siamo abbastanza, che non meritiamo amore, e che è “già tanto se abbiamo trovato una persona che sta con noi nonostante tutti i nostri difetti”.

Idealizzare il partner significa anche immaginarlo perfetto, ed una persona perfetta che ci ama ci fa sentire degni di essere amati. Perderlo vorrebbe dire tornare a sentire di non valere nulla.

Cosa succede se l’idealizzazione si protrae nel tempo

Idealizzando il partner si dimenticano le esperienze negative e restano quelle positive come nella fase dell’innamoramento, con la differenza che adesso sarà più difficile essere obiettivi. Anzi, si percepisce proprio l’altro come una proiezione di quello che vorremmo che fosse.

Per questo è probabile che i pregi che vediamo in lui/lei siano dei pregi che appartengono a noi o che desideriamo che lui/lei abbia, ma che in verità non gli appartengono proprio.

Questo è un meccanismo di difesa psicologico che ci serve per limitare il dolore e la delusione di una persona che non corrisponde ai nostri ideali.

Sommando l’insicurezza e quindi la difficoltà a lasciare l’altra persona, l’unica maniera che abbiamo trovato per sopravvivere e non cadere nella disperazione è stata quella di idealizzare.

Quando si idealizza, l’altro non è quello “senza cuore” che ci ha lasciato, che ci ha tradito, che non ci merita: siamo noi che non siamo riusciti a tenerlo. Oppure la colpa è di chi ce lo ha portato via.

Idealizzando l’altro creiamo un essere perfetto, giochiamo sulle sue caratteristiche e aggiungiamo lati che desideriamo.

Come uscire dall’idealizzazione

Idealizzare un amore significa anche precluderci la possibilità di amare e trovare una relazione sana.

Se sei arrivato a leggere questo articolo probabilmente è perché conosci l’argomento, e questo è un primo passo per uscire da questa trappola. Come ho detto all’inizio, durante la prima fase dell’innamoramento idealizzare l’altro è un processo sano e naturale.

Quando in una relazione qualcosa non va lo capiamo subito. I campanelli d’allarme sono visibili fin dall’inizio, purtroppo però alcune volte non li vogliamo vedere, altre volte c’è una ‘vocina’ dentro noi che dice che non è così.

Col passare del tempo non abbiamo altro che la conferma delle primissime sensazioni.

Quindi è bene cercare di vedere l’altro per quello che è, e non per quello che vorremo che fosse.

Se il tuo problema è legato all’autostima, alla sensazione di non valere o non meritare amore, prova a rivolgerti ad uno specialista e lavora su questo, ma NON vietarti la possibilità di trovare un amore sano e genuino.

Se hai bisogno di chiarimenti o qualsiasi informazioni puoi contattarmi e fissare un appuntamento.

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Dott.ssa Pamela Busonero, Psicologa e Psicoterapeuta Firenze, Piazza Indipendenza, 21

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