Sentirsi ‘troppo’
Quando Marco (nome di fantasia) è arrivato in terapia, una delle prime cose che mi ha detto è stata: “Mi sento sbagliato. Mi emoziono per tutto, mi commuovo per un film o un gesto gentile, ma poi mi vergogno. Da piccolo mi prendevano in giro, mi dicevano che ero troppo sensibile, che dovevo farmi scivolare le cose addosso.”
Marco è un uomo empatico, attento, profondo. Ma ha imparato, fin da bambino, a vivere la sua sensibilità come un difetto. Gli dicevano: “Sei troppo sensibile”, “Non farne un dramma”, “Devi diventare più forte”. Ogni volta che si commuoveva, si arrabbiava o si chiudeva in silenzio, qualcuno gli diceva che stava esagerando. Così ha imparato a trattenere.
Ma trattenere emozioni non gli ha fatto bene. Anzi, negli anni, ha sviluppato ansia, insonnia, difficoltà a prendere decisioni. Ogni volta che provava un’emozione intensa, partiva subito una vocina interna che diceva: “Stai sbagliando, sei troppo, sei fragile”.
Quando ti fanno sentire “troppo”: una ferita sottile ma profonda
Ci sono persone che, fin da piccole, vengono percepite come “intense“.
Sentono profondamente, osservano tutto, si emozionano per ciò che altri nemmeno notano. E questo, in un ambiente amorevole, può diventare una risorsa. Ma in una famiglia che non sa accogliere, viene vissuto come un problema.
Essere definiti “troppo” non è solo una questione di parole. È un messaggio profondo che dice: “Come sei, non va bene. Devi cambiare per essere accettato.”
E allora si impara a:
- Nascondere le lacrime
- Fare finta di essere forti
- Ridere quando si vorrebbe urlare
- Tenere tutto dentro, perché “non si deve dare fastidio”
Col tempo, si sviluppa una vera e propria vergogna delle proprie emozioni. Una voce interna che giudica ogni reazione, che chiede autocontrollo estremo, che teme il giudizio degli altri.
Sensibilità non è debolezza: è una forma di intelligenza
Spesso chi ha una sensibilità profonda si sente sbagliato. Ma in realtà la sensibilità è una risorsa preziosa. Significa percepire sfumature, avere una connessione intensa con l’ambiente, cogliere ciò che non viene detto.
Tuttavia, se nessuno ti ha insegnato a gestire questa sensibilità, rischi di esserne travolta.
E così, invece di viverla come un dono, la vivi come un fardello. Ogni emozione diventa “troppo”. Ogni conflitto ti fa vacillare. Ogni errore ti fa sentire inadeguata.
Come l’infanzia modella il tuo mondo emotivo
Le frasi che hai sentito da bambino, gli sguardi, le reazioni degli adulti, diventano la tua voce interna.
Se hai imparato che mostrare emozioni è sbagliato, che la rabbia è pericolosa, che la tristezza è debolezza… da adulto farai fatica a vivere le emozioni con naturalezza. Ti sentirai sempre un po’ “fuori luogo“.
Come se stessi esagerando. E questo non solo nei momenti più intensi, ma anche nella quotidianità: quando provi entusiasmo e ti sembra di essere troppo coinvolto, quando ti commuovi per qualcosa di piccolo e subito ti dici che non dovresti. Inizi a censurarti prima ancora che lo facciano gli altri. Diventi il tuo primo giudice.
E così, anche le emozioni positive diventano complicate da gestire. Non riesci a fidarti della tua felicità, temi che duri poco, che sia fuori luogo, che qualcuno possa giudicarla o portartela via. Vivi trattenendo tutto, con un freno interno sempre attivo. E questo freno, col tempo, toglie respiro alla tua vita emotiva.
E anche se nessuno ti sta giudicando ora, tu continuerai a giudicarti da solo.
Come l’EMDR può aiutarti a fare pace con la tua sensibilità
Nel mio lavoro, uso spesso l’EMDR per aiutare le persone a rielaborare quelle esperienze che hanno “inquinato” la relazione con le proprie emozioni.
Con l’EMDR si lavora su:
- I ricordi in cui ti sei sentito esagerato, ridicolo, fuori posto
- Le frasi che ti hanno fatto vergognare della tua intensità
- Le emozioni bloccate che tornano ogni volta che ti esponi
- Le convinzioni limitanti come: “non devo sentire troppo”, “le emozioni spaventano”
Attraverso il lavoro terapeutico, queste memorie perdono forza. Il sistema nervoso si regola. Le emozioni non spariscono, ma diventano abitabili. Non più nemiche, ma compagne.
E così si può iniziare a vivere con più libertà. Sentendo. Accogliendo. Esprimendo.
Se ti sei sentito dire troppe volte che sei troppo, troppo emotivo, troppo intenso, troppo fragile… voglio dirti che non sei tu ad essere sbagliato.
Forse nessuno ha saputo accogliere quella parte così viva, autentica e piena che porti dentro. Ma questo non significa che devi nasconderla.
La tua sensibilità non è un limite. È il tuo modo unico di stare nel mondo.
E merita di essere onorata, protetta, valorizzata.
Anche così. Anche adesso. Anche con tutto quello che senti.












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