Cyberbullismo: un fenomeno sempre più in crescita

In questi ultimi anni si è sentito molto parlare di cyberbullismo. Esso è un tema diventato noto per il gran numero di fatti di cronaca nera che hanno avuto un forte impatto tra i media. Sebbene assomigli molto al tradizionale bullismo, il cyberbullismo ha determinate caratteristiche che lo rende molto più traumatico a livello emotivo.

Cos’è il cyberbullismo

Internet e le ultime tecnologie hanno aperto molteplici possibilità a tutti noi, permettendo così in pochissimo tempo di essere in contatto con amici dall’altra parte del pianeta ed essere sempre aggiornati su tutto ciò che ci interessa. Dall’altra parte ci sono però rischi legati ad un utilizzo poco appropriato di questo strumento, tra i quali il cyberbullismo.

Fenomeno di ultima generazione, il cyberbullismo consiste in atti di diffamazione, molestia, offese, umiliazioni tramite mezzi elettronici. Questi ultimi possono essere social network (facebook, twitter, etc…), chat (gruppi wathsapp, messenger, etc…), mail, blog e così via.

Sebbene sia un fenomeno nato negli ambienti scolastici (soprattutto scuole medie e superiori), atti di cyberbullismo sono presenti anche in altri ambiti. Un esempio sono i luoghi di lavoro, dove le calunnie on-line potrebbero sostituire il mobbing.

Il dolore della vittima può essere molto intenso ed in alcuni casi non sostenibile.

Molti psicologi ritengono che il cyberbullismo sia una delle espressioni più allarmanti della rete e che si debba cominciare a prendere seri provvedimenti a livello legislativo.

Differenze col bullismo

  1. Non c’è mai pace. Mentre col bullismo la vittima tornava a casa e poteva “staccare la spina” dai persecutori, con il cyberbullismo le infamie continuano da tutte le parti, ad ogni ora del giorno e della notte: basterà guardare il telefonino o il computer.
  2. Distanza sociale. Il “bullo” non ha il bersaglio davanti. L’empatia avviene grazie ai nostri neuroni specchio. Non vedendo le reazioni della vittima, il linguaggio del corpo, il suono della voce il bullo non percepisce il dolore e la frustrazione che essa prova.
  3. Anonimato del bullo. I “bulli” possono agire indisturbati alle spalle della vittima e diffondere tutto il materiale prima che questa se ne renda conto. Per la vittima potrebbe essere difficile risalire a chi l’ha infamata. In realtà questo è illusorio perché le tracce vengono sempre lasciate. Quindi, con un po’ di conoscenza del computer si arriverà presto a scoprire da dove e da chi è partita la maldicenza.
  4. Effetto moltiplicatore. È molto difficile fermare le calunnie che, nel giro di poco tempo, potrebbero fare il giro del mondo.
  5. Indebolimento della morale. La seconda e la terza caratteristica, abbinate alla possibilità di essere un’altra persona, fanno si che le remore morali si abbassino drasticamente. Spesso on-line le persone scrivono delle cose che nella vita reale non si permetterebbero mai di dire.
  6. Situazione fuori controllo. Quando del materiale finisce in rete diventa di dominio pubblico. Chiunque può condividere, commentare e ritrasmettere a sua volta.

Come concretamente avviene

Le modalità con cui i “cyberbulli” realizzano atti di cyberbullismo possono essere molteplici, tra le quali:

  • Mettendo in cattiva luce l’altra persona. Postando foto o video imbarazzanti, facendo pettegolezzi all’insaputa della vittima, rubando l’identità o il profilo della vittima al fine di pubblicare contenuti volgari.
  • Tramite molestie. Insultando la vittima attraverso messaggi (sia pubblici che privati) sul cellulare, litigi online, invio ripetuto di minacce con lo scopo di spaventare la vittima, aggredendola nella vita reale mentre altri filmano tutto col cellulare.
  • Cyberbullismo psicologico. Ottenendo la fiducia della vittima per prendere informazioni private con lo scopo di renderle pubbliche, crearsi una falsa identità con lo scopo di attrarre a sé la vittima, escludendo la vittima da un gruppo online, chat o game interattivo.

Chi è il cyberbullo

Il cyberbullo è una persona che indossa una maschera virtuale e, grazie a questa, si sente libero di agire indisturbatamente e compiere atti aggressivi nei confronti di altri individui. L’illusione della maschera fa si che esso si senta invisibile e quindi non accusabile.

Molti cyberbulli compiono atti aggressivi con il solo scopo di ottenere visibilità e follower sul web: per ricevere cioè dal “mondo” quelle attenzioni e riconoscenze che probabilmente, in un ambiente più intimo (famiglia o gruppo di amici), non ricevono.

Agli occhi del cyberbullo, la vittima apparirà non come una persona vera e propria dotata di emozioni e sentimenti, bensì un’entità semi-anonima.

L’incontro tra Cyberbullo e Cybervittima è l’incontro tra due vittime. Entrambi si pongono lungo un continuum ed hanno una grande fragilità di fondo, che esternano in modi opposti. Solitamente la cognizione che hanno di se stessi è la stessa: “non valgo niente”, “non sono all’altezza”, “non posso chiedere aiuto”. In entrambi i casi c’è bisogno di un aiuto psicologico.

Un caso: Amanda Todd

Il 7 settembre del 2012 Amanda Todd carica su youtube un video intitolato “My story: struggling, bullying, suicide and self harm” (La mia storia: lotta, bullismo, suicidio e autolesionismo) dove racconta la sua storia, prima di suicidarsi. La ragazza si divertiva a fare nuove conoscenze attraverso varie chat. Un giorno però le sue foto capitano nelle mani sbagliate.

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